Stupore in classe
a fare “ lezione “
viene l’immigrato
Metti lo straniero davanti a una ventina di adolescenti. Metti che lo straniero abbia la pelle color ebano di Richard,nigeriano,operaio metalmeccanico,laureato in economia,e un pargoletto di tre anni,prima intimidito da tanti occhi che lo guardano e poi,a suo agio,che gioca tra i banchi mentre “ i grandi “ parlano.E’ successo all’Aldini-Valeriani,lo storico istituto tecnico industriale di Bologna,
fucina di generazioni di lavoratori specializzati di altissimo valore che,non di rado,hanno fatto la fortuna dell’industria locale,soprattutto meccanica. Due ore di faccia a faccia,dalle 8 alle 10,con il diverso .Anzi,con “ i “ diversi. Uomini di altra etnia e colore,costumi,cultura,credo religioso.
“ Ho una classe difficile. Ogni volta che parliamo di immigrazione esce la sagra del luogo comune,del preconcetto. Insomma una disperazione. Credo sarebbe utile se qualcuno di questi Ufo temuti e disprezzati venisse qui a raccontare di sé,del proprio Paese, a svelare l’altra faccia della verità..”. Quasi un appello accorato quello del professor Giordano Molinazzi,insegnante di elettrotecnica, rivolto alla Camera del lavoro. E subito raccolto. Il ciclo di incontri quindicinnali “ Per conoscersi “, approvato dal Consiglio dei docenti, è un evento alquanto insolito nel panorama educativo che ha preso il via all’inizio di novembre e che, per ora, si è chiuso sotto le feste. “ Gli studenti hanno incontrato oltre a Richard,altri rappresentanti di comunità di immigrati – dice Roberto Morgantini,
della Camera del lavoro metropolitana – e hanno quindi potuto aprirsi alla conoscenza diretta di esperienze di vita vissuta,di realtà nemmeno sospettate. Certo l’inizio non è stato facile.Sì questa è una brava persona,ma ci sono quelli che rubano,che spacciano e violentano..Il tono delle contestazioni è stato unico e comune. Capivi bene che c’era voglia di crocefiggere l’albanese,il tunisino,di criminalizzare in blocco un Paese,un’etnia.E’ la triste storia dell’immigrazione:gli ultimi arrivati hanno sempre subito questa sorte.Anche da noi si è identificato lo straniero col vù cumprà :tutti gli altri,la grande maggioranza che lavorano erano,e forse sono ancora,invisibili. L’ultimo arrivato viene etichettato,marchiato a fuoco”
Eppure basta scrostare appena col dito della curiosità e dell’intelligenza per fare entrare ossigeno nel cervello. Se Richard,autore tra l’altro del volume dedicato alla Nigeria per la serie “ Conoscere per Conoscersi “,ha colmato le mille lacune di chi magari non sa neppure collocare sulla carta geografica il suo Paese,Roland Jace,oggi mediatore culturale presso il Comune,ha stupito i ragazzi spiegando come “ perfino l’Albania non nasca dal nulla,né sia il regno del male.Ci sono rapporti bimillenari con l’Italia,fin dai tempi dell’antica Roma,al centro di relazioni e scambi “.Ma i ragazzi,per fortuna,rilanciano. Anche duramente. Anche provocatoriamente. “ Va bene,d’accordo,ma quando andiamo in via Indipendenza vediamo i tuoi connazionali che spacciano,rubano,minacciano. Voi,la gente onesta come te,dovrete contrastare i connazionali che danneggiano la vostra immagine.. Siete voi a doverli fermare,ad aiutarci a mandarli via “.Il professore Molinazzi sobbalza,quel senso del dovere richiesto “ agli altri” stride con l’impermeabilità,per non dire peggio,che il più delle volte arma il gruppo a difesa anche di chi si comporta male. Occasioni di riflessione autocritica,di crescita e maturazione” Il fatto che nei Balcani e dintorni – spiega Morgantini – dopo la caduta del muro si è passati da alcune garanzie minime,il lavoro,la scuola,la casa,a una grande ubriacatura,a uno sbandamento che ha trasformato il denaro in un valore assoluto e pressoché unico. Una distorsione grave,madre di una corsa sfrenata a recuperare il tempo perduto,e quindi di comportamenti riassumibili nell’eterno motto: il fine giustifica i mezzi”. La discussione si accende,si allarga.In seguito si nutrirà di nuovi stimoli alimentati da altri round,come quello con l’indiano Njra Rakajaki e l’iraniano Yousef impegnato in una cooperativa sociale. Altri tasselli di un mosaico per mostrare che “ gli immigrati non sono venuti qui per farci del male”.
L’incontro e la conoscenza stemperano la paura,il mito,frantumano comode se non rassicuranti conclusioni. “ Sai,uno di quei ragazzi dell’Aldini mi ha incontrato per strada,mi ha fermato e salutato con grande calore",racconta dopo un mese Richard il nero. Ma allora voi vedere che è servito davvero ?
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. Progetto " da esportare " ? 
