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venerdì, 06 giugno 2008

uno strato di tortellini,uno strato di cous cous

0454

Quanto insegna un  bel cous cous
 di Roberto Burdese presidente Slow Food Italia 

Un bambino marocchino intervistato  all'uscita da una scuola di Bologna, alla cui mensa erano appena stati  introdotti alcuni piatti etnici, alla domanda se li avesse graditi rispose che  sì, il cous cous della scuola era buono, ma il migliore restava quello fatto a  casa dalla sua mamma. «E come lo prepara la tua mamma?» domandò  l'intervistatore. «Ci mette uno strato di cous cous, uno di tortellini, poi uno  di cous cous, poi uno di tortellini...» fu l'imprevedibile risposta del  bimbo.

La gastronomia è un terreno fertile di incontro, conoscenza e  scambio tra civiltà e culture. Non è mai prevedibile quali potranno essere i  risultati. Le tradizioni sono in continua evoluzione, finché restano vive nella  società. È un po' la storia di tutti i nostri piatti regionali: l'identità nasce  e si forma sullo scambio. L'italianissima pasta al pomodoro si basa su due  ingredienti che di origine italiana non sono: il pomodoro viene dalle Americhe,  la pasta l'hanno mangiata arabi e cinesi ben prima di noi. L'idea di inserire  piatti etnici nei menu delle mense scolastiche, tanto più dal momento in cui in  alcune classi quasi il 50% dei bambini proviene da paesi stranieri, sembra di  grande buon senso. Consentire una scelta tra i piatti della tradizione italiana  e quelli di altre tradizioni è uno degli strumenti più facili e immediati per  favorire l'integrazione. La gastronomia è un linguaggio universale, il suo  utilizzo a scopo educativo è immenso. La dichiarazione programmatica fatta  dall'assessore Marsilio della neo-istituita giunta comunale romana, di voler  sostituire i piatti etnici con quelli «tipici della tradizione regionale e di  cucina mediterranea», può essere una clamorosa occasione persa. Soprattutto se  significa una chiusura verso gruppi di nazionalità diverse che ormai sono parte  integrante del nostro tessuto sociale. Secondo la nostra esperienza di soggetti  attivi nel campo dell'educazione alimentare e del gusto nelle scuole, nessuno  obbliga i bambini a mangiare cose che non vogliono, in genere ci sono sempre  proposte alternative; i programmi formativi sul significato di questi cibi, con  lezioni sulla cultura dei vari paesi, danno spesso buoni risultati e suscitano  la curiosità nella maggior parte dei piccoli. Per fortuna, almeno i bambini sono  ancora curiosi e riescono a non farsi sopraffare dai pregiudizi. La diversità  non è un pericolo: è un'opportunità. Insegnare attraverso il cibo è sempre  un'esperienza sorprendente per i risultati che sa dare: la scuola italiana ha  già perso troppe occasioni da questo punto di vista. Piuttosto che polemizzare  sui menu più o meno etnici nelle nostre mense, sarebbe meglio che si  moltiplicassero gli sforzi per garantire che esse siano puntualmente rifornite  con ingredienti freschi e di stagione (magari provenienti dall'orto scolastico,  in cui i bambini imparano a conoscere e a coltivare frutta e verdura, costruendo  un rapporto sano con la natura). Sarebbe un bene che gli ingredienti  provenissero il più possibile dal territorio, che ogni scuola fosse dotata di  una cucina in cui preparare i piatti al momento e in loco. Mettere al bando  qualcosa non è mai bello, ma se dovessimo farlo, allora non sarebbe meglio  eliminare dalle scuole distributori automatici di bibite gassate e snack ad alto  contenuto di zuccheri e materie grasse, come accade già in alcuni paesi europei,  preoccupati del costante aumento dell'obesità infantile? Questo tipo di alimenti  è pericoloso per le radici culturali di un popolo ben più di un piatto di cous  cous. Gli alimenti buoni e sostenibili non solo non possono far male: sanno  insegnare. Il cibo, oltre a essere uno dei più grandi strumenti di conoscenza  che abbiamo a disposizione, è la più grande forma esistente di diplomazia della  pace.


Commenti
#1   07 Giugno 2008 - 12:57
 
http://itali

[..] uno strato di tortellini,uno strato di cous cous Quanto insegna un bel cous cous di Roberto Burdese presidente Slow Food Italia --> [..]
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