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mercoledì, 02 luglio 2008

Il fondatore di Capodarco: la Chiesa dica sì al Nobel per Betancourt

«Ho molto apprezzato, anche perché sono un lettore de L´Unità, l´iniziativa intrapresa per l´assegnazione del Premio Nobel per la Pace ad Ingrid Betancourt», dice Don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità di Capodarco, Presidente dell´Associazione "Noi ragazzi del Mondo" che si occupa del rapporto tra i ragazzi del Nord e del Sud del Mondo per uno scambio di solidarietà e comune visione politica per cambiare la situazione del falso sviluppo. «La Betancourt è il simbolo di come la dignità umana viene soffocata nella sua tensione verso una società giusta e rispettosa dei diritti», spiega Don Franco, sacerdote dalla parola che si traduce in coerenza di vita, una vita dedicata ai più poveri del mondo e ai più poveri di spirito.

Ed è anche una donna. Una donna che nella consapevolezza del pericolo a cui andava incontro non ha esitato a gettare cuore e cervello al di là della barricata per rendere concreta la sua battaglia

«Il fatto che sia una donna aggiunge valore perché di fatto nel Mondo le donne sono portatrici della speranza. Penso alle donne semplici africane e a tutte le donne del Sud del Mondo che continuano a lottare per la sopravvivenza, a resistere a questo falso sviluppo che uccide. Così come penso alle donne, anche a quelle ancora bambine, vittime per fame dello sfruttamento di uomini, sono 80 mila gli italiani che praticano il turismo sessuale, che invece di aiutarle ne approfittano pagandole».

Il denaro, per esercitare potere, per ammutolire le coscienze, per comperare chi ha bisogno sembra essere divenuto un "valore" condiviso. In fondo il narcotraffico, che attanaglia la Colombia, altro non è che flussi di denaro che servono anche per corrompere chi governa e la Betancourt si è battuta contro un Paese che convive con tutto questo.

«Un Paese sottoposto al dominio degli Stati Uniti che esaspera questa lotta contro il narcotraffico, contro il terrorismo utilizzandolo come uno spauracchio per conservare il potere. Dei ricchi sui poveri dell´America Latina. E nonostante questi esempi di altissimo valore la politica internazionale non cambia, anzi degenera sempre più come se i problemi fossero irrisolvibili».

Don Franco, la Chiesa come si pone di fronte al processo di liberazione dei popoli? Non pensa che sarebbe bello se facesse sentire la sua voce aderendo all´appello de l´Unità?

 

«Ci ho pensato giorni fa e mi sono tornate in mente le parole profetiche di Papa Paolo Sesto nella "Popolorum Progresso" scritta 42 anni fa che iniziava così: "Una cosa va ribadita di nuovo: il superfluo dei Paesi ricchi deve servire ai Paesi poveri la regola che valeva un tempo in favore dei più vicini deve essere oggi applicata alla totalità dei bisognosi del mondo. I ricchi del resto saranno i primi ad esserne avvantaggiati. Diversamente, ostinandosi nella loro avarizia non potranno che suscitare il giudizio di Dio e la collera dei popoli con conseguenze imprevedibili" Ed è ciò che sta accadendo nel mondo."Chiudendosi dentro la corazza del proprio egoismo le civiltà attualmente fiorenti finirebbero con l´attentare ai valori più alti.. Sacrificando la volontà di essere di più alla bramosia di avere di più". Un chiaro riferimento al turismo sessuale, civiltà che sfruttano per apparire più di ciò che sono. Il Concilio,purtroppo, non ha significato l´applicazione di questo monito. La situazione si è aggravata: i poveri sono aumentati e sempre più abbandonati a se stessi, anzi, sono divenuti funzionali al sistema del falso sviluppo».

 

Insomma , è una speranza vana pensare all´adesione del Papa al Nobel per la Betancourt?

 

«Mi auguro che accada anche pensando all´appello di Papa Paolo Sesto per la liberazione di Aldo Moro. Nonostante la liberazione della Betancourt, come la liberazione dei popoli non sta a cuore, come dovrebbe, alla Chiesa perché coinvolge il grande sistema internazionale dello sfruttamento. Il grande discorso secondo cui se si sviluppa l´economia si sviluppa il sociale è una grande illusione che, purtroppo fa anche la sinistra nel nostro Paese. Ma non è così: prima si rispetta il diritto dell´uomo poi si fa l´economia».

 

Don Franco se avesse la possibilità di parlare ad Ingrid Betancourt cosa le direbbe?

 

«La inviterei a resistere più che a sperare. Ad avere fiducia. A trovare la forza nel resistere nel sentirsi strumento di Dio che entra nella storia degli uomini per il processo di liberazione. Come dice la Sacra Scrittura: Dio lotta con il povero per la sua dignità e per il suo riscatto" Per dirla con le parole di Oscar Romero, il Vescovo assassinato in Salvador "morirò ma risorgerò nel mio popolo". È la storia Sacra che si realizza nei sacrifici di grandi donne e uomini, una storia che il Signore tramuta in Resurrezione delle coscienze che hanno la forza di mutare le condizioni di vita. Così il sacrificio di Ingrid, il suo dolore fisico e morale diventa strumento anche per gli altri».

 

Pensa davvero che il Nobel per la Pace faciliterebbe la sua liberazione?

 

«Sicuramente anche se l´assegnazione del Premio non risolverebbe il problema nella sua complessità, come è accaduto con a Rigoberta Menchiù, assumerebbe la forza di un esempio altissimo. Lei è l´emblema della sofferenza dell´America Latina sotto il gioco degli Stati Uniti che ha come valore il profitto, un profitto che soffoca e strangola i popoli e impedisce il processo della loro liberazione. La drammatica esperienza di lotta di Ingrid, il suo dolore profondo, porterà non solo la Colombia, ma tutta l´America latina a conoscere la sua liberazione.

di Sandra Amurri dall’Unità del 2 luglio 2008

 

 

Benvenuti nella Comunità Internazionale di Capodarco

La CICa (Comunità Internazionale di Capodarco) è un’ organizzazione non governativa senza fini di lucro, è una Onlus ed è riconosciuta come ONG di sviluppo dal Ministero Affari Esteri e dalla Commissione Europea.
L’organizzazione si avvale del radicamento sul territorio nazionale, attraverso le sedi locali della Comunità di Capodarco, e i gruppi soci e amici presenti 13 regioni italiane, che da trent’ anni operano nel settore dell’ emarginazione.
La Comunità Internazionale di Capodarco opera per promuovere una nuova cultura della solidarietà basata sullo sviluppo integrale dell’individuo, con particolare attenzione agli emarginati e ai poveri di tutti i continenti, attraverso il progetto della vita comunitaria.
L’associazione, con progetti di cooperazione popolare, opera per migliorare le condizioni di vita nel Terzo Mondo, a partire dai bisogni essenziali, per un reale autosviluppo e per il superamento degli squilibri fra Nord e Sud del mondo. I progetti della CICa, dunque, non perpetuano meccanismi di dipendenza economica e tecnica, né sono assistenzialistici, ma sollecitano la partecipazione attiva della popolazione, l’ autonomia e l’ autogestione.
Sono privilegiati i programmi che riguardano i gruppi sociali più emarginati: le persone portatrici di handicap, i bambini di strada, i movimenti indigeni, in particolare nei settori sanitario, educativo, di formazione professionale.
La Comunità inoltre vuole dare spazio alle voci provenienti dai Paesi impoveriti, creando occasioni di incontro-scambio, approfondimento e dibattito, diffondendo la consapevolezza che la conoscenza dell’altro e la condivisione tra culture diverse sono fonti di arricchimento per tutti. A tal proposito organizza iniziative di Educazione alla Mondialità, di informazione e di sensibilizzazione. In quest’ambito è stata promotrice di vari incontri internazionali e di iniziative di scambio. 
http://www.capodarcointernazionale.com/index.php

postato da: zialaura alle ore 20:08 | link | commenti (1)
categorie: donne, diritti, religioni, violenza, solidarietà, ingrid e colombia

Commenti
#1   02 Luglio 2008 - 20:47
 
Libera, libera, libera!!!!
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