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venerdì, 15 agosto 2008

" NON CHIAMATEMI ZINGARO "

Buona lettura di petruzzelli

La vergogna di Opera

la mia foto *

“ Papà è morto poco dopo essere andato via da Opera. Era malato da tempo, ma era un ottimista. Mi diceva sempre che noi avevamo poche chance e su quelle poche dovevamo contare.

“ Ho cercato di chiudere con questa storia e farmi una nuova vita anche se sono senza lavoro e abito ancora in una specie di baracca. Ho voluto ricominciare da zero per sopravvivere, ma oggi, ritornando qui a Opera, ho capito che con questa storia io non ho chiuso. Abito ancora qui. Da allora non sono mai andato via.

“ Continuo a dividere la mia vita con la paura. Devo nascondermi sempre perché qualche rom ha rubato. Ma se ha sbagliato lui cosa c’entro io ? E’ lui che deve pagare, non io. Se lui finisce in galera, perché ci dovrei finire pure io ? “

“ Perché oggi hai accettato di venire con me qui a Opera ? “

“ Perché sei mio amico. Di tutto quello che ti ho detto potrai farci quello che vorrai, Ma di una cosa sola ti prego: non tradirmi.”

“ Cosa racconterai a mio figlio di quella vicenda ?”

“ Tutto, ma non subito. Aspetterò che diventi grande, che abbia finito di studiare e lavori. Solo allora gli racconterò chi è davvero suo padre. All’inizio ho perso diversi lavori perché rivelavo di essere rom. Ora dico solo di essere rumeno. Non voglio che mio figlio faccia la mia stessa fine. Sì, gli racconterò che anche lui è un rom, ma solo quando sarà in grado di reggerne il peso.”

“ Qual è l’ultima immagine che hai di Opera?”

“ Quella di mia madre che, salendo sul pulmino che ci portava via, mi disse con le lacrime agli occhi: “ Non è possibile che ci stiano mandando via perché siamo rom. Non pensavo che qui in Italia saremmo stati trattati come bestie”. “

Tuttavia il campo non vide scorrere solo le lacrime della madre di Doro, ma anche quelle di un presidiante che, in una lettera che circola anche su Internet, riportata nella tesi di dottorato della mia amica Laura, così scrisse :

 

La fine di un’avventura. Sabato verso le undici il gruppo dei presidianti di è incamminato nuovamente verso l’area circense per appendere un ultimo striscione.  Il tutto si è svolto con la solita allegria. Il ritrovarsi nuovamente lì ha fatto riaffiorare momenti diversi vissuti da dicembre fino a pochi giorni fa. Quella che è venuta a formarsi è stata una vera e propria comunità in cui tutte le generazioni hanno socializzato tra loro. Giovani e meno giovani ancora adesso si ritrovano quotidianamente per fare quattro chiacchiere al bar, approfittando  di ogni occasione per organizzare una grigliata in zona industriale, si sfidano a calcetto ogni settimana. Chi risente di più della mancanza del presidio e del Rom.Pi:Bar sono tutti quei signori e quelle signore di mezza e di terza età che sono dovuti tornare alla routine quotidiana troppo spesso noiosa e in alcuni casi tristemente solitaria. Il presidio di Opera è stato anche questo. E’ riuscito a resistere nel tempo proprio grazie a quei rapporti di amicizia e solidarietà.

 

Ritornato a Genova, cercai all’interno di un cassetto un documento che avevo trovato due anni prima. Era una Grida della Repubblica di Genova contro gli zingari :

 

Essendo i Cingari una razza di gente dedita alli furti, ex inganni et di niuno profitto à buoni, per tanto il Serenissimo Duce, et Ecc.mi governatori della Serenissima Repubblica di Genova, volendo ovviare a che essi non commettano misfatti, né delitti  nella loro Città, et Dominio, hanno ordinato che debbano essi fra giorni tre da seguire subito dopo la pubblicazione della presente grida, uscire dalla presente Città, et tutto ‘l dominio, né vi debbano poi più ritornare, ò altri che vi vogliano esservi ammessi, et questo per un anno prossimo, sotto pena à Loro Signorie Illustrissime arbitraria.

Avvertano dunque à non disubbidire perché irremissibilmente saranno castigati.

 

Correva l’anno 1619.

*Anton van Dyck ( 1599-1641) : Alessandro Giustiniani in veste di senatore. Genova 1622-1623 . Museo Gemäldegalerie di Berlino 

A presto….


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