
Nel 2025 la Terra ospiterà circa 8 miliardi di persone. Avranno bisogno di molta acqua, almeno il 20 per cento in più rispetto al consumo attuale, soprattutto per soddisfare la richiesta di cibo. Per l'agricoltura si utilizza il 70-80% dell'acqua a disposizione, mentre solo il 15% è usata dall'industria; il resto viene impiegato per usi civili. L'acqua è abbondante sul pianeta, ma già oggi con 6,5 miliardi di uomini, soprattutto là dove vi è la maggiore concentrazione di popolazione, inizia a scarseggiare. Dove verrà trovata nei prossimi anni tutta l'acqua necessaria? Il problema viene discusso dal 12 al 15 agosto al «Water Symposium, Balancing Competing Water Uses», il convegno sull'acqua che si tiene a Stoccolma, dove intervengono i più importanti esperti del settore.
PROGETTI LOCALI - «La risposta al quesito sta nel capire esattamente le situazioni che vi sono nelle singole aree della Terra. Grandi progetti come la costruzioni di enormi dighe non sono sempre la risposta alla scarsità dell'acqua, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo», dice Malin Falkenmark dell'Istituto Internazionale per l'Acqua di Stoccolma. L'acqua è ormai una risorsa limitata, che obbedisce quindi alle leggi dell'economia di mercato.
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I PRIVATI NELLA DISTRIBUZIONE - Alcune stime indicano che nei prossimi anni l'acqua avrà un giro d'affari del valore di centinaia di miliardi di euro. Questa tendenza è legata soprattutto alla privatizzazione della distribuzione dell'acqua che, in particolare in Europa, sta diventando normalità. E questo può portare a trasformare un bene che dovrebbe essere alla portata di tutti, in un prodotto che potrebbe diventare un'importante elemento di trattative economiche del futuro molto vicino.
COME PETROLIO - Sempre di più dunque, l'acqua assumerà un valore politico ben superiore a quello del petrolio. Molte nazioni già oggi condividono fiumi e laghi, spesso sul confine di Stato, che sono le uniche risorse per il loro approvvigionamento idrico.
Molti trattati sono stati firmati negli ultimi anni per il giusto uso di queste acque, ma molte sono ancora le situazioni aperte. In primo piano il Medio Oriente, dove l'acqua è una causa di profondo contrasto. Israele controlla le acque del Lago di Tiberiade e la sorgente del Giordano. Ma anche i bacini del Tigre e dell'Eufrate sono oggetto di tensione, perché la Turchia controlla l'acqua che giunge in Iraq e in Siria.
IN ITALIA - In Italia il problema dell'acqua è salito alla ribalta negli ultimi mesi. Molto si è detto sulle perdite della nostra rete di distribuzione, che raggiungono il 40% dell'acqua immessa. Tuttavia, come sostiene Giuliano Cannata che si occupa di pianificazione dei bacini idrografici all'Università di Siena, il vero problema, anche per il nostro Paese, è l'uso non corretto che se ne fa per l'agricoltura. Oggi si irrigano 5 milioni di ettari di terreno, con i quali si potrebbero sfamare oltre 150 milioni di persone. Ma poi a causa della scarsa redditività alcuni prodotti si buttano e con essi tutta l'acqua utilizzata per produrli. E il futuro non è roseo se le previsioni di Legambiente sono corrette. La temperatura dell'Italia meridionale, dove oggi sono forti le tensioni per l'acqua, salirà di circa 2-3° C e nel giro di un secolo le risorse idriche caleranno da 6,3 miliardi di metri cubi a 5,1 miliardi.
I RIMEDI - Incentivare nuovi sistemi di irrigazione, come quello "goccia a goccia", dove anziché far scorrere l'acqua la si fornisce in quantità precise alle singole piante. Il sistema, oltre a limitare l'uso di acqua impedisce che si lavi il terreno dalle sostanze nutritive e i raccolti potrebbero aumentare anche del 50%. La seconda risposta sta nel riciclo dell'acqua potabile per usi agricoli. In Israele lo si fa già per il 30% delle acque utilizzate dalla popolazione. Più in là si dovrà pensare alla dissalazione, cioè estrarre il sale dall'acqua di mare che potrebbe, nell'arco di alcuni decenni, diventare la strada per placare la sete di gran parte dell'umanità.
Luigi Bignami dal "Corriere della Sera"