L'incendio di Livorno

Portò i suoi frutti, la campagna di protesta, e i sottoponti vennero sgomberati dai vigili urbani. La polizia, al contrario, non intervenne, non ravvisando nella presenza di pochi rom un pericolo per l’ordine pubblico.
Lo sgombero però non risolse il problema, ne spostò solamente gli effetti : una parte dei rom restò in città, l’altra partì per Livorno.
La famiglia di alin e Mari non si mosse da Pisa e si accordò con una società di canottieri che aveva sede proprio lungo il fiume. Avrebbero potuto dormire nei loro spazi esterni.
La famiglia di Eva, Danciu e Lenuca, invece, si trasferì a Livorno dove la vita non fu facile dato che vennero sgomberati diverse volte. La priorità non era dove sistemarli, ma il loro allontanamento dal luogo in cui si trovano in quel momento.
“ Avevamo trovato casa in una fabbrica abbandonata “ mi raccontò il padre dei tre bambini morti. “ Non c’era nessuno, ma il padrone chiamò i vigili perché aveva paura che lì crollasse tutto. I vigili arrivarono e ci portarono via. “ Venite con noi che vi portiamo in un altro posto” E ci portarono sotto il ponte di Pian di Rota.”
Non c’erano case a Pian di Rota, periferia di Livorno. E’ una zona industriale. Solo capannoni, piccole fabbriche, officine, centri commerciali. Vicino al ponte dove si sistemarono non c’erano lampioni. L’unica luce, a parte quella della luna, quando c’era, arrivava dall’insegna al neon di un autofficina. Per il resto, buio completo.
La notte fra il 10 e l’11 agosto 2007, sotto il ponte di Pian di Rota, scoppiò un incendio. Nessuno è mai riuscito a spiegarne la dinamica.
A presto….
