" Ho ricevuto ieri da Gennaro Carotenuto una sua mail dove criticava il modo con cui i principali giornali italiani riportano gli avvenimenti omettendo fatti di cronaca di notevole gravità.
Se non ci fosse la piccola lampada di internet vivremmo al buio e non sapremmo nulla di quello che succede di veramente importante. Gli avvenimenti vengono quasi sempre presentati secondo la strategia dei dominatori che sono, diciamolo, La NATO e ISRAELE, i quali sono gli strumenti delle guerre americane in Medio Oriente e a cui i giornali sono tenuti a dare copertura. La gente, pertanto, non sa cosa sta succedendo in Palestina e quello che è peggio sta diventando indifferente al dramma. Provo quindi a riportare alcune notizie di questo giornalista : Mahdi Darius Nazemroaya che sta dall'altra parte della barricata per non dimenticare..
Un saluto e un Agurio per il 2009 di pace
Giorgio Quarantotto "
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La Conferenza di Pace di Annapolis: presagio di eventi a venire
di Mahdi Darius Nazemroaya
Secondo Al Jazeera, prima della Conferenza di Annapolis furono firmate delle bozze di intesa tra Mahmoud Abbas e Israele (chiamate Accordo dei Princìpi) che garantivano che i palestinesi non avrebbero posseduto una forza militare quando alla Cisgiordania fosse stata concessa una qualche forma di auto-determinazione.
Gli accordi sollecitavano anche l'integrazione delle economie del Mondo Arabo con Israele e il posizionamento di una forza internazionale, simile a quelle in Bosnia e Kosovo, per supervisionare e implementare questi accordi nei Territori Palestinesi. Questo spiega anche perché ci fosse bisogno di neutralizzare Hamas e legittimare Mahmoud Abbas.
Ed è qui che rientrano in scena la Francia, l'Unione Europea e la creazione di un'Unione Mediterranea. Per anni, già prima della "Guerra globale al terrore", Parigi aveva chiesto che un contingente di truppe dell'Unione Europea o della NATO fosse posizionato in Libano e nei Territori Palestinesi. I popoli del Medio Oriente devono aprire gli occhi su quello che è stato programmato per le loro terre.
Il 19 febbraio 2004 Dominique de Villepin dichiarò che dopo l'uscita degli israeliani da Gaza vi sarebbero state mandate delle truppe e una conferenza internazionale avrebbe legittimato la loto presenza come parte della seconda fase della Roadmap israelo-palestinese e di un'iniziativa per un Grande Medio Oriente o "Nuovo Medio Oriente". [3] Questa dichiarazione fu fatta prima che Hamas andasse al governo e prima dell'Accordo dei Princìpi tra Mahmoud Abbas e Israele. Veniva però dopo l'Iniziativa Araba proposta dai sauditi.
È chiaro che gli eventi attuali in Medio Oriente rientrano in un piano militare tracciato prima della "Guerra globale al terrore".
Questo ci porta alla proposta di un'Unione Mediterranea avanzata da Nicolas Sarkozy. L'integrazione dell'economia israeliana con le economie del Mondo Arabo promuoverebbe ulteriormente la rete di relazioni globali stretta dagli agenti del Washington Consensus. L'Iniziativa Araba di Pace proposta dai sauditi, l'Accordo dei Princìpi e Annapolis sono tutte fasi nella creazione di un'integrazione economica del Mondo Arabo con Israele attraverso il Progetto per il "Nuovo Medio Oriente" e l'integrazione di tutto il Mediterraneo con l'Unione Europea attraverso l'Unione Mediterranea. La presenza di truppe della NATO e dell'Unione Europea in Libano fa anch'essa parte di questo obiettivo.
Déjà Vu libanese: internazionalizzazione della Striscia di Gaza da parte della NATO?
Ci sono ampie prove del fatto che la guerra del 2006 di Israele contro il Libano fu pianificata da Israele, gli Stati Uniti e la NATO. [4]
Dopo avere schierato le proprie truppe in Libano nel 2006 sotto le insegne dell'UNIFIL, la NATO si preparava anche a entrare nella Striscia di Gaza. In coincidenza con la guerra del 2006 in Libano, Israele doveva lanciare una vasta campagna contro i palestinesi nella Striscia di Gaza. Le autorità israeliane dicevano che dopo i combattimenti tra l'esercito israeliano e i palestinesi la NATO sarebbe entrata a Gaza. Avigdor Lieberman, l'ex ministro israeliano per gli affari strategici, vedeva la Striscia di Gaza come il prossimo obiettivo delle "operazioni di peacekeeping" della NATO. Avigdor Lieberman all'epoca era anche vice primo ministro di Israele.
Lieberman arrivò a dire, in presenza di Condoleezza Rice e di ufficiali statunitensi, che un'operazione militare contro i palestinesi nella Striscia di Gaza era "inevitabile" e che "il risultato di una tale azione sarebbe stato l'ingresso di 30.000 uomini della NATO da posizionare a Gaza" per prevenire un'ulteriore riarmo [palestinese]. [5] Amir Peretz, mentre ricopriva la carica di ministro della difesa, ha affermato nel marzo del 2007 che l'esercito israeliano aveva l'autorizzazione per compiere nuove operazioni militari nella Striscia di Gaza. [6]
I combattimenti previsti dalle autorità e dai comandanti israeliani hanno avuto luogo, ma non subito tra israeliani e palestinesi. Il conflitto si è scatenato tra i palestinesi di Gaza, dopo di che cominciarono le operazioni israeliane. Gli israeliani non fecero che subappaltare il lavoro sporco ai collaborazionisti palestinesi di Gaza, come Mohammed Dahlan. Anche gli appelli per ché la situazione a Gaza si internazionalizzasse come era successo in Libano, furono subappaltati a collaborazionisti palestinesi. Mahmoud Abbas, capo di Fatah, ha seguito diligentemente il copione di Stati Uniti e Israele.
Israele: il braccio de facto della NATO
"L'obiettivo di Israele in termini di diplomazia e di sicurezza... deve essere chiaro: aderire alla NATO ed entrare nell'Unione Europea".
Avigdor Lieberman, ministro israeliano per gli affari strategici
Israele ha creato un accordo di cooperazione militare ad alto livello con la NATO. Avigdor Lieberman ha dichiarato che Israele si prepara a diventare un avamposto dell'Unione Europea e membro formale della NATO. [7] L'ex ministro israeliano è riuscito anche a gestire contatti ad alto livello tra Israele e la NATO e il dossier di guerra iraniano. Si è impegnato con gli Stati Uniti e la NATO in merito al coordinamento dei preparativi di guerra contro Siria e Iran.
Sin dalla fondazione dello Stato Ebraico, Israele è stato percepito come un avamposto del cosiddetto "Occidente" e dei suoi interessi nel Medio Oriente e nel Mondo Arabo. Israele è membro attivo dell'Operazione NATO Active Endeavour nel Mediterraneo Orientale. Benché Israele non sia membro della NATO, insieme alla Turchia costituisce la spina dorsale della forza NATO nel Medio Oriente. Sia la Turchia che Israele sono destinati ad assumere importanti ruoli militari nella regione del Mediterraneo.
Verso la fine del 2007 Israele ha cominciato a dichiarare di aver ricevuto il "via libera" degli Stati Uniti, dell'Unione Europea e del loro corpo militare comune, la NATO, per lanciare un attacco contro l'Iran. Questo innescherebbe una guerra di vasta portata in Medio Oriente. L'esercito israeliano si è addestrato costantemente e le sue truppe hanno ricevuto dai loro superiori l'ordine di tenersi pronte per una "guerra a tutti gli effetti".
Creare barriere nei Territori Palestinesi: mosse calcolate in vista del futuro?
Molti in Palestina e in Israele hanno paragonato la Striscia di Gaza a un grande centro di detenzione o prigione. I movimenti sono limitati, il diritto alla mobilità violato, e l'intera aera è circondata da barriere e filo spinato. Alcune parti sono ancora occupate dai soldati israeliani e usate come zone di rispetto.
La Cisgiordania è un'area vasta se paragonata alla Striscia di Gaza. La Striscia di Gaza è una frazione delle dimensioni della Cisgiordania. Ha una superficie totale di circa 360 kmq e un confine di 51 km con Israele. La Cisgiordania invece ha una superficie totale ufficiale di 5949 kmq. Per l'esercito israeliano è molto più facile controllare o sigillare i confini di Gaza che la Cisgiordania. Dal punto di vista del personale civile e militare israeliano vale la stessa considerazione. Anche in questo senso sigillare e gestire Gaza sarebbe la soluzione più facile.
In Cisgiordania sarà Fatah con l'aiuto delle truppe straniere a essere usata per contenere i combattenti palestinesi nell'eventualità di una più ampia guerra in Medio Oriente. L'internazionalizzazione della situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania con l'apporto di truppe straniere della NATO e dei paesi arabi può essere anche vista come parte di un tentativo di creare una barriera militare per Israele.
Gabi Ashkenazi, un generale israeliano di origini bulgare e siriane, con esperienza sul campo in Libano come supervisore dell'Esercito del Libano del Sud, è subentrato a Daniel Halutz al comando dell'esercito israeliano. Ashkenazi era stato incaricato di costruire la barriera, che è stata spesso definita "Muro dell'Apartheid", tra la Cisgiordania e Israele. Anche se non è stato completato, nell'eventualità di una guerra nella regione il Muro dell'Apartheid impedirebbe ai palestinesi di attraversare la Cisgiordania e combattere contro le forze israeliane.
Creare ulteriori barriere tra il Libano e Israele
L'UNIFIL post-2006 dislocata nel Sud del Libano dopo il bombardamento israeliano del Libano non è l'UNIFIL pre-2006. È un'entità più efficace dal punto di vista bellico e si presta anch'essa a essere usata come scudo per Israele contro i libanesi in caso di guerra regionale scatenata da Israele.
Un'altro aspetto importante è che durante la guerra del 2006 l'esercito israeliano ha disseminato nel Libano del Sud circa tre milioni (o più) di bombe a grappolo fornite dagli americani. Appare estremamente sospetta e sinistra la fretta israeliana di saturare il Libano del Sud di queste bombe a grappolo quando gli attacchi del 2006 contro il Libano si stavano concludendo. La geografia del Libano del Sud fornisce una spiegazione parziale: è la regione del Libano che confina con Israele.
L'inondazione di bombe a grappolo israeliane nel Libano del Sud è stata una mossa calcolata per creare un'ulteriore barriera rispetto a potenziali nemici in una futura guerra in Medio Oriente. Queste bombe sono diventate praticamente delle mine che impediranno a un'ondata di combattenti libanesi di entrare in Israele in caso di guerra contro Iran, Siria, palestinesi e Libano.
Scenario di guerra regionale: i preparativi israeliani per una rappresaglia missilistica
Il Progetto per un "Nuovo Medio Oriente" avrà un prezzo alto, e quel prezzo sarà la guerra. La militarizzazione della Striscia di Gaza ha una logica complessa ed è collegata ai preparativi per un conflitto mediorientale più vasto. Il dispiegamento di truppe straniere nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania, come nel Libano, e l'isolamento della Cisgiordania per mezzo del Muro servono anch'essi allo scopo di tenere a bada i palestinesi se in Medio Oriente dovesse scoppiare una guerra più vasta tra Israele, l'America, e la NATO da una parte e la Siria, l'Iran e i loro alleati dall'altra.
La logica di questa analisi si basa sul fatto che una guerra contro Iran e Siria ridurrebbe e indebolirebbe l'esercito israeliano: i missili balistici israeliani lascerebbero esposte le forze israeliane, e i vari gruppi di resistenza palestinesi lo sanno bene. Se scoppiasse una guerra tra Israele e Iran e Siria, nei Territori i palestinesi si ritroverebbero quasi sullo stesso piano degli israeliani dal punto di vista militare. La dinamica del conflitto tra Israele e i palestinesi cambierebbe nel giro di poche ore.
Le divisioni tra i libanesi e i palestinesi ostacolerebbero l'efficacia di uno sforzo militare combinato contro Israele in caso di vasta guerra regionale. La situazione è la stessa dell'Iraq: più gli iracheni sono divisi, più le loro azioni militari contro le forze di occupazione risultano indebolite. In Iraq si è ripetuta la Nakba. Non ci si deve ingannare al riguardo: le occupazioni della Palestina e dell'Iraq hanno gli stessi artefici e le stesse caratteristiche. Il Bilad Al-Sham, l'Iraq e i loro popoli condividono la stessa fonte di sofferenza.
Esiste un collegamento tra le aperture a una Nazione Palestinese e la guerra?
"La guerra che noi [Israele] facciamo in Medio oriente non è solo una guerra dello Stato di Israele (...) e noi [Israele] siamo in prima linea".
Avigdor Lieberman, ministro per gli affari strategici.
In seguito all'assassinio di Hariri la Francia e la Germania sono diventate più attive nel valzer diplomatico mediorientale. Le risorse franco-tedesche sono perfettamente attive e allineate con gli interessi anglo-americani sul fronte diplomatico. Prima di recarsi in visita di stato in Egitto, il Cancelliere Angela Merkel ha dichiarato che la Germania e l'Unione Europea avrebbero riavviato il processo di pace arabo-israeliano. [8] I diplomatici franco-tedeschi e l'Unione Europea hanno inoltre armonizzato le loro azioni con l'Arabia Saudita per rabbonire i palestinesi. [9]
Si possono tracciare molti parallelismi tra la marcia verso la guerra in Iraq del 2002 e del 2003 e l'attuale marcia verso la guerra contro la Siria e l'Iran. Uno di questi parallelismi è l'iniziativa della Casa Bianca di resuscitare un cosiddetto "processo di pace arabo-israeliano" e contribuire a instaurare uno Stato Palestinese indipendente prima dell'invasione anglo-americana dell'Iraq.
C'è un forte legame tra le guerre americane in Medio Oriente e le aperture a uno stato palestinese tra gli arabi, Gli Accordi di Oslo erano anch'essi collegati alla sconfitta dell'Iraq nella Guerra del Golfo del 1991. È per questo che durante il suo viaggio presidenziale in Medio Oriente e la sua visita in Israele George W. Bush Jr. ha parlato più della minaccia dell'Iran che di pace?
Una delle ragioni delle dichiarazioni di facciata a favore di uno stato palestinese era assicurarsi che nessuno dei governi clienti del mondo arabo potesse essere rovesciato da una rivolta delle popolazioni arabe. La Questione Palestinese e l'appoggio ai palestinesi è un argomento che può conquistare o far perdere i favori del Mondo Arabo e di molte popolazioni musulmane. L'idea è che finché c'è un temporaneo silenzio sul fronte palestinese si possono aprire nuovi fronti senza il timore di creare pericolose sollevazioni in Medio Oriente e altrove.
Le consultazioni NATO-Israele al Quartier Generale della NATO a Bruxelles
Sta emergendo uno schema coerente per quanto riguarda la NATO, il Mediterraneo Orientale e la "Guerra globale al terrore". Alla fine di giugno del 2007 al Quartier Generale della NATO a Bruxelles si sono svolti incontri ufficiali ad alto livello tra Avigdor Lieberman e altre autorità israeliane e rappresentanti della NATO. [10] Il vice segretario generale della NATO, l'italiano Alessandro Minuto Rizzo, e una delegazione israeliana guidata da Avigdor Lieberman hanno discusso l'impiego anticipato di unità e forze della NATO nella Striscia di Gaza. [11]
Il vice segretario generale della NATO e gli israeliani hanno anche discusso il dispiegamento di una forza internazionale a Gaza per mantenere l'ordine e impedire ai palestinesi di armarsi. [12] Durante gli incontri si è anche discusso dell'Iran e delle difese aree di Israele, e dell'approfondimento della cooperazione in materia di intelligence tra la NATO e Israele. [13] Al ritorno da questi incontri in Europa Occidentale Avigdor Lieberman ha dichiarato alla radio israeliana che gli Stati Uniti, l'Unione Europea e la NATO avevano dato a Israele il "via libera" per iniziare una guerra in Medio Oriente lanciando in un dato momento un attacco contro l'Iran. [14]
Nel 2007 la NATO ha dato a Israele il "via libera" per dare il via a una guerra contro l'Iran
"L'Iran è un paese complesso e non sembra che Israele abbia la forza per contrastarlo [sfidarlo]"
Javier Solana, alto rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e di sicurezza ed ex segretario generale della NATO (Der Tagesspiegel)
Al ritorno dal suo viaggio in Europa Occidentale, dove aveva conferito con il Quartier Generale della NATO, l'ex ministro israeliano per gli affari strategici, Avigdor Lieberman, ha dichiarato agli inizi di luglio del 2007 che aveva ricevuto la tacita benedizione dell'Unione Europea, degli Stati Uniti e della NATO per lanciare un attacco militare israeliano contro l'Iran. "Se diamo il via a operazioni militari esclusivamente contro l'Iran, l'Europa e gli Stati Uniti ci appoggeranno", ha detto Avigdor Lieberman alla Radio dell'Esercito, in un messaggio indirizzato ai militari israeliani, dopo il viaggio in Europa e gli incontri con le autorità dell'Unione Europea, lo spagnolo José María Aznar, e il vice segretario generale della NATO.
Avigdor Lieberman ha detto anche che a causa delle guerre in Afghanistan e in Iraq gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e i loro alleati europei non erano in grado di dare il via a una guerra contro l'Iran e i suoi alleati, ma erano disposti a permettere a Israele di attaccare l'Iran.
Avigdor Lieberman ha anche affermato che gli Stati Uniti e la NATO sarebbero intervenuti al fianco di Israele quando la guerra contro l'Iran e i suoi alleati fosse cominciata. Il messaggio della NATO e dell'Unione Europea a Lieberman era che Israele dovesse "prevenire da solo la minaccia", il che significa che Israele doveva lanciare la guerra contro l'Iran e i suoi alleati nella regione. [15]
Israele avrà la protezione della NATO in uno scenario di guerra con l'Iran e la Siria
"Il modo migliore per fornire a Israele quell'ulteriore sicurezza è migliorare la sua relazione con il braccio collettivo [di difesa] dell'Occidente: la NATO. Si può poi discutere se quella relazione debba culminare nell'ingresso di Israele nell'alleanza o diventare semplicemente una collaborazione più stretta sul piano operativo e strategico. Dopo tutto una classica garanzia di sicurezza richiede confini chiari e riconosciuti da difendere, cosa che attualmente Israele non possiede. La configurazione di una relazione potenziata tra Israele e la NATO richiederà un'attenta diplomazia e pianificazione".
Ronald D. Asmus, direttore esecutivo del Transatlantic Center del German Marshall Fund a Bruxelles (21 febbraio 2006)
Israele non è in grado di sfidare militarmente l'Iran. Militarmente l'Iran gli è superiore, al di là di ogni illusione sulla forza israeliana. Tel Aviv si limiterà a lanciare una guerra contro l'Iran, se gli Stati Uniti e la NATO l'affiancheranno nelle operazioni militari.
In un tale scenario gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la NATO si schiereranno immediatamente o quasi al fianco di Israele, come ha detto Avigdor Lieberman.
Si tratta di un piano premeditato. I capi della NATO diranno ai loro cittadini che Israele è stato costretto ad attaccare l'Iran per paura e per il proprio "diritto a esistere". Poi si schiereranno con Israele. Andrebbe detto anche che quando il "diritto a esistere" di un organismo priva del "diritto a esistere" tutti gli organismi circostanti, esso diviene una minaccia al pari di un cancro.
Nel marzo del 2006 in Gran Bretagna si è saputo i capi della NATO avevano accennato al proprio ruolo in un attacco di Israele e Stati Uniti contro l'Iran.
Sarah Baxter e Uzi Mahnaimi hanno riferito che il generale Axel Tüttelmann, comandante della Airborne Early Warning and Control Force (AWAC), aveva assicurato alle autorità israeliane che la NATO avrebbe partecipato a una futura campagna contro gli iraniani. [16]
"I commenti di Tüttelmann hanno rivelato che l'alleanza militare [la NATO] potrebbe svolgere un ruolo di supporto se l'America [e Israele] lanciasse degli attacchi aerei". L'articolo rivelava anche che il generale stava presentando agli israeliani l'aereo di sorveglianza e allerta AWAC. [17] La presentazione degli aerei di sorveglianza della NATO suggerisce l'esistenza di preparativi di guerra congiunti Israele-NATO.
L'analista Patrick Cronin dell'International Institute for Strategic Studies ha dichiarato nel 2007 al Guardian (U.K.) che se Israele insisteva a colpire l'Iran gli Stati Uniti avrebbero dovuto ricorrere ad "azioni decisive", insinuando che l'America sarebbe entrata in guerra a fianco di Israele in un conflitto innescato da quest'ultimo. [18]
Israele si impegna a creare un clima strategico: ma per conto di chi?
Napoleone Bonaparte disse: "Non si deve permettere che gli incidenti internazionali plasmino la politica estera, è la politica estera che deve plasmare gli incidenti internazionali". A prescindere dal giudizio su questa figura storica, Bonaparte era un genio strategico e un grande statista. Nella sua vita l'ufficiale corso riuscì a diventare generale e imperatore di Francia, Re d'Italia, Protettore della Confederazione del Reno e Mediatore della Confederazione Elvetica. Le sue campagne lo portarono dalle Piramidi egiziane e dalle colline iberiche fino alla Polonia e a Mosca. Era un uomo di intelletto che conosceva molto bene le dinamiche delle relazioni internazionali e la politica degli incidenti.
Se Napoleone Bonaparte fosse ancora vivo non si sorprenderebbe degli eventi in corso sullo scenario mondiale, specialmente in Medio Oriente. Oggi la politica estera sta ancora plasmando gli incidenti internazionali. Israele è un'entità bellicosa che cerca di scolpire e plasmare il proprio ambiente strategico.
Se gli Stati Uniti o la Gran Bretagna prendessero l'iniziativa di un'altra guerra, i loro capi politici dovrebbero affrontare la violenta opposizione dell'opinione pubblica, che finirebbe per minacciare il sistema politico anglo-americano e perfino creare instabilità interna. Ma se a iniziare una guerra fosse Israele la situazione sarebbe completamente diversa.
Se Israele lanciasse una guerra con il pretesto di difendersi da una crescente minaccia iraniana, gli Stati Uniti e la NATO interverrebbero per "proteggere Israele" dalle rappresaglie iraniane senza dare l'impressione di aver dato il via a un'altra guerra internazionale illegittima.
La colpa della guerra verrebbe attribuita a Israele più che all'amministrazione USA o al suo indefettibile alleato britannico. I leader politici occidentali direbbero che è un loro dovere nazionale proteggere Israele nonostante abbia infranto le leggi internazionali.
Armageddon nucleare in Medio Oriente: Israele userà le armi nucleari contro il Mondo Arabo e l'Iran?
Per "la Repubblica" una ragazza in bikini fa più notizia di 5.300 morti ammazzati
di Gennaro Carotenuto, Giovedì 25 Dicembre 2008, 01:46
Laura è Miss Sinaloa, o qualcosa del genere, che è all'incirca come dire Miss San Benedetto del Tronto. Ma Laura, una bella ragazza messicana (chi l'ha detto che i messicani sono brutti?), sarebbe anche implicata nel narcotraffico fino ad essere arrestata.
La notizia dell'arresto di Laura (non è né Paris Hilton né Carla Bruni e anche il gossip avrebbe le sue gerarchie) non ha alcuna rilevanza internazionale. Laura non è nessuno. Ma per il quotidiano italiano "la Repubblica" anche questa "miss nessuno", rigorosamente decontestualizzata dal dramma messicano, basta che sia procace e stia in bikini, può essere sbattuta come mostro in prima pagina, fottendosene della presunzione di innocenza, e con una fantasia inversamente proporzionale al buon gusto, visto che l'hanno già ribattezzata "miss droga".
Quello che però causa più disgusto è che quest'anno in Messico ci sono stati 5.300 morti ammazzati per la guerra dei narcos senza che "la Repubblica" battesse ciglio. Ci sono stati centinaia di decapitati, sono morti ammazzati centinaia di poliziotti (nove l'altro ieri solo nel Guerrero) e svariati giornalisti senza che il maggior quotidiano italiano di centro-sinistra si preoccupasse minimamente di informare i suoi lettori.
"La Repubblica" è stato il primo giornale italiano col "Sole24Ore" ad avere un progetto giornalistico per l'online. Ha avuto grande successo fin dalla metà degli anni '90. Ma il modello di business del giornalismo online è al ribasso, non produce utili e i quotidiani sono convinti che per produrne bisogna offrire giornalismo popolare, leggero, riduzionista, gossip, voyerismo, miss maglietta bagnata. C'è bisogno di aumentare i click con un giornalismo leggerissimo e del quale il cartaceo si vergognerebbe, per il quale la gerarchia delle notizie è stravolta riproducendo anche in Internet un precipizio qualitativo che è la morte stessa del giornalismo.
Se il giornalismo ha un futuro con Internet, se Internet è il futuro dell'informazione, non ne è questo il segno. Se solo il voyerismo per Laura, la bella (presunta) narcotrafficante, riesce ad aprire una finestra sul dramma messicano questo non è più giornalismo, è intrattenimento, è "la vita in diretta". Ma almeno avvertite i lettori che avete cambiato mestiere.
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Gaza!
di Gennaro Carotenuto
E' necessario sempre uno sforzo grande per capire le ragioni di Israele e sarà necessario compierlo anche domani e dopodomani. Bisogna sforzarsi di capire l'ebreo di Masada e separarlo da un impresentabile espansionismo colonialista decimononico e dalla follia del voler essere l'ultimo avamposto d'Occidente (e dell'imperialismo statunitense) invece di essere il cuore del Medio Oriente. E' ben difficile anche aver simpatia per Hamas, trogloditi razzisti e sessisti, e solo dei folli possono scambiare le sue organizzazioni clientelar-caritatevoli come progressiste.
Detto questo abbiamo ancora occhi per vedere. E vediamo la scientifica volontà di torturare un milione e mezzo di persone a Gaza fino a renderle pazze di disperazione, di odio, di fame. E prima ancora abbiamo visto la scientifica delegittimazione di Fatah e Arafat proprio per favorire la consegna dei palestinesi ai loro peggiori umori, rappresentati da Hamas.
Se riduci un popolo di un milione e mezzo di abitanti a cercare da mangiare nella spazzatura rinchiudendolo nel più rigido embargo della storia per dare una spallata di più alla classe dirigente di questo e renderlo pronto all'esodo, alla diaspora come liberazione, non sei la vittima del lancio di razzi, per quanto folli essi siano, ma sei il carnefice.
Con la complicità dei sicari informativi come Claudio Pagliara, corrispondente da Gerusalemme per la RAI, Tsahal ha reagito ad un lancio pesante e forse intollerabile (sicuramente inefficace), ma provocato da mesi di assedio del governo israeliano. Lancio che non ha provocato morti ma al quale Tsahal si è sentito libero di rispondere con una rappresaglia di proporzioni bibliche. Ha causato 200 morti e, immediatamente dopo aver tirato il sasso, ha nascosto la mano, "non ci sono vittime civili" recitano i comunicati ufficiali. Balle, nel formicaio umano di Gaza.
Solo i Pagliara del giornalismo mainstream possono credere ai comunicati ufficiali, da qualunque parte essi provengano. E bisogna essere davvero un guitto del giornalismo per non usare neanche il condizionale. I comunicati israeliani per i Pagliari sono verità di fede, ma è difficile credere alla buona fede del governo Olmert/Livni. Tantomeno in una campagna elettorale dagli umori sordidi come quella in Israele e dove cavalcare il sangue, quello palestinese e quello israeliano, è senz'altro un buon affare.
Gennaro Carotenuto